Contrordine compagni capitalisti, “Karl Marx è di nuovo tra noi”

"Marx è di nuovo tra noi”, titola a tutta pagina l’Unità – e adesso a Walter chi glielo dice? Cerami dovrà pure preparare delle dispense, ché la vita sarà bella, ma di sicuro “Il Capitale” è complicato? Marx torna: dopo aver vivacchiato idealmente per anni sulle magliette.
14 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 08:32
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"Marx è di nuovo tra noi”, titola a tutta pagina l’Unità – e adesso a Walter chi glielo dice? Cerami dovrà pure preparare delle dispense, ché la vita sarà bella, ma di sicuro “Il Capitale” è complicato? Marx torna: dopo aver vivacchiato idealmente per anni sulle magliette (però non era merito di quello di Treviri, piuttosto di quello di Hollywood: “Je suis marxista, tendenza Groucho”), ora viene onorato e santificato in casa del nemico, nel cuore del capitale – anzi lo vorrebbe nientemeno suo salvatore. Time gli ha dedicato la copertina e le speranze dell’occidente: “Per salvare il capitalismo è necessario studiare il più grande critico del nostro sistema”. E’ la consacrazione massima – il nemico numero uno mutato nel salvatore numero uno – ma non è neanche la prima. Per dire, c’è chi si rammenta di un famoso articolo del Wall Street Journal del ’91 che invitava proprio a leggere “Il Capitale”.
Il povero Marx, col passare degli anni, e col passare soprattutto dei comunisti, si è fatto trendy, icona, manufatto. Così persino la Rai (teleabbonati di tutto il mondo, unitevi?) l’ha usato per uno spot pubblicitario in favore del canone – magari con la segreta speranza che, avendo a disposizione Porta a Porta, il filofoso mettesse mano al bollettino postale piuttosto che al “Manifesto del Partito comunista” – e un sondaggio in Inghilterra nell’autunno scorso (pure qui la fonte è il Times, mica Liberazione – che invece del marxismo si dedicava al microfallismo) ha gratificato la sua barba come la “più famosa della storia”.
Persino più di quella di Gesù, che nientemeno è superato anche da Rasputin. Nell’attesa di ritrovarlo su qualche t-shirt in passerella (c’è finito incolpevolmente Veltroni, avrà diritto di sfilare Marx – casomai al suono dell’Internazionale), il lancio su Time delle benefiche virtù del padre del comunismo per le sorti del capitalismo produrrà un gran ritorno di fiamma. Gente sul tram col “Capitale” in mano non se ne vedrà (ma al salone del Libro di Francoforte sono passati da cinquecento a millecinquecento copie: non una massa, ma almeno una piccola compagnia), ma se persino il cardinale arcivescovo di Monaco, Reinhard Marx (mica parente), ha detto che “poggiamo tutti sulle spalle di Marx, perché aveva ragione”, magari in Vaticano facevano più accorta figura a sfogliare “Critica marxista” piuttosto che imbarcare quelli di Lefebvre. C’è carenza di comunisti, ma un infittirsi di marxisti.
E anzi, avviene la contesa tra Tremonti e D’Alema sulla miglior comprensione dell’analisi marxista, e il secondo che fa notare al primo che una sua battuta è di Marx, il primo che dice al secondo che “il problema non è chi ha letto Marx, ma chi non l’ha capito”, l’altro che saggiamente conclude: “Karl Marx resta sempre Karl Marx”. Dunque, sarà Marx a salvare il terzo cellulare e la seconda Smart – altro che il filosofo tedesco diventato di colpo “comunista senza cuore e senza idealità” rintracciabile nell’“Enciclopedia della polizia” (anno 1958, però). “Tutti hanno avuto a che fare con quella barba”, diceva Pietro Ingrao. E persino per entrare allo stadio c’è chi ha dato il nome fasullo di “Karl Marx” al momento dell’acquisto dei biglietti, e a teatro è stato un successo “Marx a Roma”: “Spargete la voce: Marx è tornato!”. Pure in buona salute – politica e persino spirituale – a quanto pare. Certo migliore di quella della Lehman Brothers, nata nel 1850, quando il Manifesto di Marx aveva già due anni… Capitalisti senza capitali ma col “Capitale”: come esito, parecchio sorprendente.